domenica 4 settembre 2016

@

Nel 1971 Ray Tomlinson, l'inventore della posta elettronica, scelse la chiocciola (@) per unire l'username al dominio, creando così l'indirizzo email e immortalando quel carattere strampalato, che poco dopo sarebbe diventato un simbolo di Internet.

Ma come c'era finito, quel coso lì, sulla sua tastiera? Giorgio Stabile, docente di storia della scienza all'università "La Sapienza" di Roma, si è preso il disturbo di scoprirlo. Nel 2000 infatti gli capitò sotto gli occhi una nota di paleografia commerciale che descriveva l'uso dei simboli nell'archivio trecentesco del mercante pratese Francesco di Marco Datini, giunto fortunosamente fino a noi, in cui trova scritto: "a (con uno svolazzo in senso antiorario) = anfora".

L'anfora della nota era un'antica unità di misura per i liquidi, come il litro o il gallone USA per intenderci. E la ritroviamo (anzi, lui la ritrovò) in una lettera di due secoli dopo, datata 24 maggio 1532, che il mercante toscano Francesco Lapi spedì da Siviglia a Filippo di Filippo Strozzi in quel di Roma, parlando di certe navi:

"Perché là un'anfora di vino, che è 1/30 di botte, vale 70 o 80 ducati."

Nella lettera l'anfora è indicata con il simbolo @, identico a quello che abbiamo sulla tastiera noi. Così il buon Stabile fiuta la traccia, e visto che in spagnolo la chiocciola si chiama arroba (presumibilmente dall'arabo ar-roub, che vuol dire "un quarto di": ancora misure!), va a vedere sul dizionario spagnolo-latino di Antonio de Nebrija, stampato in Salamanca nel 1492: ci si trova che "arroba = amphora". Deve trattarsi della stessa unità di misura.

La nostra arroba traversa poi l'Atlantico verso il Nuovo Mondo, dove viene adottata assieme a molte altre cose spagnole (per esempio il $, ma questa è un'altra storia), però cambia significato: nelle colonie inglesi del New England la chiocciola significa "al prezzo di", e la troviamo perfino nelle carte di George Washington alla Biblioteca del Congresso di Washington D.C., per esempio in una fattura del 20 settembre 1779, un acquisto di materiale di cancelleria in cui i prezzi sono tutti preceduti dalla nostra @.

Essendo all'epoca un simbolo commerciale di uso comune, i costruttori di macchine da scrivere anglosassoni lo inclusero nella tastiera dei loro modelli per ufficio, e qualche decennio dopo la IBM (che, ricordiamocelo, significa International Business Machines) la incluse nelle tastiere dei suoi terminali di computer, nel suo standard EBCDIC e poi anche nello standard ASCII di cui fu promotrice e che la accolse, definitivamente, nel novero dei suoi 126 caratteri standard. Il resto fa parte della storia che ci ricordiamo anche noi...

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